Nella conca ternana, a partire dall’età medievale, vennero costruiti vari sistemi di fortificazioni (castelli, rocche, torri di avvistamento). Uno di questi si trovava nella campagna ternana, a circa cinque chilometri dal centro della città, al confine con il territorio di Narni.

Il nome deriva dalla posizione della fortificazione, costruita nei pressi di un isolotto lungo il fiume Nera.

Esaminando la foto satellitare della zona interessata si può ancora intravedere il perimetro dell’isola e ciò che resta del castello: un muro di 5,80 x 5,00 metri realizzato con quadrelli di pietra sponga.

Nel libro Collescipoli – Il castello e le chiese, di G. Ceroni (1915) si trova scritto che, per tradizione, la costruzione veniva denominata come “il muraccio di Sant’Angelo all’Isola”. Poiché nel Catasto dei luoghi pii del Comune di Terni del XV secolo viene menzionata l’Ecclesia Sancti Angeli de Isola si può azzardare ad attribuire il rudere proprio alla citata chiesa.

È difficile però, se non impossibile, ricostruire la struttura complessiva del castello. L’unica cosa che si può dedurre esaminando il rudere è che il piano di calpestio del castello doveva essere almeno di circa 1,25 metri più alto rispetto all’attuale piano della campagna. Infatti la parte inferiore del muro fuoriesce di qualche centimetro dal filo della parete, ossia questa parte inferiore di muro è in fondazione.

Quanto alla storia del castello la prima notizia che ci giunge risale al 1143 quando la fortificazione era dipendente dal comune di Narni. Nel 1240 però la fortificazione fu distrutta dall’esercito di Federico II e non fu più ricostruita, a differenza degli altri castelli nel territorio ternano che ebbero sorte diversa.

Le antiche riformanze ci informano che a seguito della distruzione del castello, le ventiquattro famiglie che vi abitavano ricevettero la cittadinanza ternana. Il castello quindi, per contenere un tal numero di persone, doveva essere abbastanza grande e di una certa importanza dato che da quella posizione si poteva controllare il traffico sulla Flaminia e si era in contatto visivo con gli altri castelli e fortificazioni nella conca ternana, come ad esempio quella di Colleluna.

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