Nei tempi passati, l’unico modo per accedere alla città di Terni venendo da sud, era quello di oltrepassare il fiume Nera passando sopra il ponte Romano. Più volte ricostruito nei secoli, il ponte venne denominato in vari modi; L’appellativo di ponte Romano fa riferimento ovviamente al fatto che sopra di esso passava la via Flaminia, la strada che porta alla Città Eterna. In epoca romana, quando la città di Interamna divenne municipio romano, il ponte doveva apparire molto probabilmente di buona fattura e ben ornato.

Le abbondanti piene del Nera distrussero il ponte più volte. Bisogna pensare che il Nera, prima dello sfruttamento idroelettrico, era un fiume abbastanza tumultuoso anche nel tratto cittadino e, con le piene del suo affluente Velino, acquistava ancora più forza.

Nei protocolli delle antiche riformanze della città del 1389, il ponte viene descritto fatiscente e in rovina. Solo tre anni più tardi, nel 1392, si iniziò a ricostruire il ponte con solida opera muraria. Il manufatto a quel tempo era denominato ponte de Subtus per via del nome del rione della città che iniziava da porta Romana: il rione di sotto.

Seguirono quindi altre piene del Nera e la conseguente distruzione del ponte, nonostante venne riedificato di volta in volta sempre più solido affidandosi ad architetti rinomati quali il Vignola e il romano Alessandro Fontana. Quest’ultimo ebbe il compito di dirigere i lavori di consolidamento del ponte per una occasione particolare: la visita del Papa Clemente VIII alla città di Terni. Il pontefice infatti, nel 1598 dovendosi recare a Ferrara per prendere possesso del Ducato, passò con tutta la sua delegazione per la città; era d’obbligo quindi accogliere nei migliori dei modi e con grande sfarzo il Papa e, a maggior ragione, sistemare e mettere in sicurezza il ponte che permetteva l’accesso alla città di Terni per chi veniva da Roma.

Ricostruzione digitale del ponte Romano

La storia del ponte è legata anche ad una altro pontefice: il Papa Paolo V; infatti, nel 1611, dopo l’ennesimo pesante restauro del ponte a spese pubbliche dai Ternani, il Sommo Pontefice lo inaugurò. A memoria di tale evento vennero affissi ai lati del ponte gli stemmi del Pontefice e due iscrizioni.

Nel 1943 il ponte andò definitivamente distrutto, non per azione delle acque tumultuose del Nera ma a causa dei vili bombardamenti che la città di Terni subì durante la Seconda guerra Mondiale. La zona di ponte Romano infatti fu uno degli obiettivi “fisso” dei bombardieri, sia per l’importanza del collegamento viario, sia per la presenza della sede della DICAT (Difesa Contraerea Territoriale).

Al giorno d’oggi sopra i resti del ponte antico (se si osserva bene si riescono a scorgere i resti delle spalle) è stata installata una passerella ciclopedonale in acciaio.

Un nuovo ponte stradale è stato invece costruito a circa cento metri più a monte nel dopoguerra. La denominazione è rimasta invariata: ponte Romano.

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