Il ponte del Sesto o anche detto ponte Marmoreo, permetteva l’accesso orientale alla città; da qui partiva la strada che conduceva a Marmore, Piediluco e a Rieti (l’attuale via Giandimartalo di Vitalone).

La prima realizzazione risale all’epoca romana ed è attribuita al generale romano Sesto Pompeo, dal quale prende il nome. Il secondo appellativo, ponte Marmoreo, deriva molto probabilmente dal materiale di rivestimento (probabilemente travertino) di quest’opera architettonica. L’ottime tecniche di costruzione dell’architettura romana non bastarono però a mantenere intatto nei secoli il ponte. Infatti, a causa delle copiose piene del fiume Nera, il ponte crollò varie volte nel corso dei secoli.

Nel 1500 l’antico ponte romano era ancora esistente ma la muratura risultava danneggiata in molte parti a causa delle eccezzionali esondazioni del fiume Nera; la viabilità era resa possibile solo grazie a delle travature e dei manufatti di legno. Si impegnarono quindi importanti risorse per la sistemazione del ponte che venne completato due anni dopo ed inaugurato dal Pontefice Clemente VIII. A ricordo venne posta sul lato sinistro del ponte una lapide con la seguente iscrizione:

CLEMENTE VIII P. M. AUSPICE
PROXIME PONTE A SEX POMPEO
GN. F. OLIM EXTRUCTIO AQUARUM IMPETU
AC VETUSTATE COLLAPSO
HUIUS PONTIS FUNDAMENTA ORDO
INTERAMN. NAHAR. AERE P.
FACIENDA CURAVIT
ANNO SAL. MDII

Dopo circa cinquant’anni il manufatto versava di nuovo in pessime condizioni. Considerata un’opera viaria di grande importanza, grazie all’insistenza del popolo Ternano, nel 1551 Giulio III ne ordinò la ricostruzione.

Nel 1599 di nuovo una eccezzionale piena del fiume Nera danneggiò il ponte; si provvide allora al reperimento dei fondi per la ricostruzione del ponte affidando il progetto all’architetto Giuseppe Spezzi che ne consigliò la costruzione qualche decina di metri più a monte rispetto al manufatto romano.

Il nuovo ponte del Sesto sullo sfondo, in primo piano i resti dell’antico ponte romano (1930)

Nel 1607 il ponte risultava completato e venne nominato come ponte Celmentino in memoria del pontefice Clemente VIII che lo inaugurò circa cento anni prima.

Salvo qualche rifacimento parziale nel corso dei secoli (quello più importante è datato 1936), quest’ultima “versione” del ponte durò fino al 1943 quando venne completamente distrutto dai bombardamenti e sostituito con una passerella metallica.
Successivamente venne ricostruito negli anni ’60.
Attualmente del manufatto romano non rimane traccia: rimangono solo visibili alcuni resti di quello seicentesco.

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