San Francesco

Nella tradizione cristiana il santuario può essere una chiesa sorta in un luogo venerato perché vi operò un santo; ed è proprio per questo motivo che nel 2005 il Vescovo di Terni accoglie la volontà dei fedeli di elevare la chiesa di San Francesco a santuario francescano. Infatti la chiesa sorge nel luogo in cui il Poverello di Assisi dimorò durante la predicazione a Terni e dove costituì la prima comunità francescana ternana.

Nel 1218, invitato dal nuovo Vescovo Raniero (in quest’anno venne ripristinata la diocesi di Terni), il Santo tornò a fare visita a Terni e, dopo aver predicato alla gente alla presenza del Vescovo stesso, si ritirò <<fra campi e orti che si stendevano a ovest della città, in una delle plaghe allora più tranquille e deserte>>. Ed proprio qui, sempre per volontà del Vescovo Raniero, che San Francesco insieme ai suoi fratelli costruì le prime capanne, dimora dei frati minori.

La comunità minoritica ternana crebbe nel giro di pochi decenni e, presumibilmente, si trasferì nella vicina chiesa di San Cassiano per permettere la costruzione della nuova chiesa; i lavori, affidati alle stesse maestranze che edificarono la basilica di San Francesco e Santa Chiara in Assisi, iniziarono nel 1265 circa e si protrassero per diversi decenni.

Interessante è vedere l’evoluzione della chiesa nel corso dei secoli.

In origine l’edificio venne costruito su pianta a croce latina ad imitazione della basilica superiore di Assisi: sia il braccio trasversale che quello longitudinale della croce erano intramezzati da tre campate (hai lati più strette). L’ultima campata costituiva il coro.

Le volte a crociera, come si può ancora oggi ammirare, sono sorrette da crociere ogivali le cui nervature proseguono sui pilastri a fascio; quest’ultimi sono formati da colonnine  realizzate con blocchi di pietra sponga di varie dimensioni. A supporto dei pilastri a fascio vennero addossati in corrispondenza di essi dei contrafforti semicircolari molto simili a quelli della basilica superiore di Assisi.

La luce filtrava all’interno attraverso delle monofore aperte ai lati dell’edificio e dal rosone centrale in facciata, simile a quello della basilica di Santa Chiara. L’esterno era decorato da una fascia di archetti pensili trilobati lungo i fianchi e a sesto acuto nella facciata.

La facciata era pressoché così come la vediamo oggi: a semplice capanna conclusa da un timpano triangolare che poggia su una fascia orizzontale marcapiano con archetti acuti e pensili, delimitato da una decorazione a dentelli. Il grande portale è costituito da fasci di colonnine a più rincassi.

Nel corso del 1400 iniziarono i lavori  per l’ampliamento della chiesa che si protrassero anche per alcuni decenni del secolo successivo; sostanzialmente vennero aggiunte due navate laterali, più basse rispetto a quella centrale, due cappelle laterali, rispettivamente a destra e a sinistra del presbiterio, e la torre campanaria. La cappella a destra del presbiterio venne decorata, su commissione di Monaldo Paradisi, da Bartolomeo di Tommaso  di Foligno che raffigurò nel ciclo pittorico il Giudizio Universale. Il pittore amerino Piermatteo di Manfredi (N 1445, M 1508) conosciuto come Piermatteo d’Amelia, realizzò invece una pala per l’altare maggiore,  capolavoro del Rinascimento umbro, conservata oggi nella pinacoteca comunale.

Si pensa che in origine la struttura delle navate laterali venne aggiunta con lo scopo di ricavare delle cappelle a vano ai lati della navata centrale. La torre campanaria, finita di costruire nel 1445, venne edificata sull’area speculare a quella della cappella Paradisi: è suddivisa in tre parallelepipedi delimitati da cornici orizzontali sporgenti. Sul penultimo piano sono state aperte delle bifore mentre sull’ultimo delle quadrifore. Nel cornicione che delimita l’ultimo piano sono state inserite degli elementi decorativi in ceramica policroma.

Nel XVI secolo la confraternita della Croce Santa fece costruire una cappella per custudire la reliquia della croce di Cristo donata dal Papa Sisto IV Della Rovere ad Alberico Camporeale. La cappella, che figura come il prolungamento del braccio sinistro del transetto, venne ricavata sacrificando un’ala del dormitorio del convento e fu decorata verso la fine del 1500 dal pittore scultore  Sebastiano Flori. In questo stesso secolo venne ampliata la tribuna absidale.

Tra il 1600 e il 1700, dopo le sostanziali modifiche strutturali dei secoli precedenti, nel pieno periodo barocco, la chiesa venne adeguata secondo i decreti del concilio di Trento secondo i quali allo “stil gotico” si preferiva la diffusa moda delle pareti bianche che, insieme all’apertura di nuovi finestroni, donavano lucentezza agli ambienti. Gli interni della chiesa, comprese le numerose cappelle erette grazie al contributo dei singoli fedeli, vennero dunque decorati con stucchi e intonaci. Per facilitare la costruzione delle cappelle settecentesche si alzarono le mura perimetrali fino a raccordare la pendenza con quella della navata centrale. Sull’area speculare alla cappella della Croce Santa  si aggiunse quella di Sant’Antonio costruita e decorata dalla bottega dei fratelli Grimani di Stroncone.

L’altare di pietra, costruito nei secoli precedenti, venne ricoperto con uno in legno posto sopra sei gradini. Anche l’area absidale venne decorata con stucchi realizzando una mostra scenografica centrale che incorniciava un affresco raffigurante San Francesco che riceve le stigmate. Sopra il coro era presente una balconata dipinta che fungeva da cantoria; sul lato sinistro era presente un organo meccanico.

Il XIX secolo segna il declino di molte chiese ternane; infatti, nel 1860 con un  decreto del Regio Commissariato Generale, veniva sancita la soppressione di tutte le corporazioni e gli stabilimenti appartenenti agli ordini monastici e alle corporazioni religiose quali conventi e chiese. Due anni dopo questi beni immobili furono devoluti al Demanio dello Stato e qualche anno più tardi concessi al comune che li trasformò in caserme o peggio ancora demoliti per pubblica utilità. Una delle proposte avanzate dal comune  in merito alla chiesa di San Francesco, dopo che per decenni la utilizzò come magazzino, fu proprio quella di demolirla per ampliare la piazza antistante!

Forse, per intercessione del Santo titolare, la chiesa non subì questo martirio: infatti, grazie all’interessamento dell’ispettore per i monumenti e per gli scavi del mandamento di Terni Luigi Lanzi, tra il 1898 e il 1900 venne restaurata e riaperta al culto. Un altro intervento di restauro venne eseguito a seguito dei danni provocati dal terremoto del 1917.

Nel 1927, su invito del vescovo Cesare Boccolieri, i salesiani di Don Bosco giunsero a Terni e si stabilirono nella chiesa di San Francesco. Il loro compito era quello di gestire il convitto comunale sistemato nell’ex convento dei francescani adiacente alla chiesa.

I terribili bombardamenti aerei su Terni tra il 1943 e il 1944 arrecarono profonde ferite alla chiesa: la cappella di Sant’Antonio venne quasi completamente distrutta, i locali dell’antica sacrestia crollarono così come la volta del coro e, parzialmente, le vele delle volte a crociera. Anche gli stucchi e gli intonaci seicenteschi vennero danneggiati gravemente.

Ben presto partirono gli interventi di restauro condotti dall’ingegnere Piero Grassini che conferirono alla chiesa l’aspetto attuale. All’ipotesi di recupero della cappella di Sant’Antonio si preferì optare per la sua completa demolizione; la copertura settecentesca venne anch’essa demolita e sostituita con un sottotetto realizzato in pianelle. Il restauro post-bellico comportò quindi la demolizione dell’apparato barocco, cancellando così dalla chiesa le testimonianze di due secoli di storia.

Gli interni barocchi

Archivio Opera Salesiana Terni, foto 1928

Ipotetica ricostruzione della chiesa nei vari secoli

 
Si ringrazia il Dott. Giuseppe Cassio per il prezioso contributo.

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